Natale del Signore: Gesù si fa terra!

Immagine dell'Editoriale del parroco del giorno 27 dicembre 2021
Domenica, 19 Dicembre, 2021

 

Carissimi,

Natale è alle porte! Gesù, dono incommensurabile di Dio, si fa come me, come te, come uno di noi, per attirarci a Se’, per riscoprire la bellezza e le ragioni del vivere, per ridare sapore alla relazione con il Padre dei Cieli! Oltre al canto, alla poesia, all’atmosfera magica di questi giorni, Gesù si fa carne, si fa terra, si fa storia ed è per questo che voglio condividere con voi alcuni stralci dell’articolo di Marina Corradi del 21 novembre 2021:

«Immaginatevi se fosse un film: due giovani siriani fuggono dal loro Paese con un bambino di nemmeno un anno verso l’Occidente, verso la pace. Turchia, Grecia, Bosnia, con mezzi di fortuna: avanti e indietro. Scoprendo barriere sempre nuove, non tutte evidenti, ma dure e impenetrabili.

Poi, chissà come, finiscono arruolati in quelle migliaia di disgraziati stretti fra i confini della Polonia e della Bielorussia, spinti dai soldati di Lukashenko verso Ovest, dove si trovano davanti muri, cavalli di frisia e i militari polacchi schierati. Il bambino di quei due, che sopravvive per mesi a ogni stento, è ora nella bolgia di una guerra non dichiarata. Fino a quando – forse perché i genitori sono stati separati e feriti negli scontri – resta solo nell’improvvisato nascondiglio dove la famiglia si era rifugiata. Arrivano i soccorsi infine, i genitori sono salvi: ma il bambino, è morto. Immaginatevi se fosse un film con i nomi giusti di Hollywood, quante lacrime verserebbero gli spettatori. 'Quanto ho pianto', direbbero il giorno dopo le ragazze agli amici.

Ma non è un film, è una storia avvenuta, davvero, in queste settimane, a quel confine di cui vediamo fugaci immagini nei tg, tra un bollettino Covid e una partita di tennis delle Atp Finals. Nel tragico braccio di ferro fra Bielorussia e Polonia ci sono stati diversi morti, e di alcuni non sapremo mai. Che però fra i caduti di questa sotto-guerra ci sia anche un bambino di un anno, testimonia della ferocia dello scontro in atto. Solo da poche ore una parte dei migranti è stata accolta in rifugi riscaldati, e medici generosi (e in molti modi ostacolati) hanno potuto soccorrerli. La notizia della morte del bambino siriano viene dalla Ong polacca Polish Emergency Medical Team.

Almeno ora qualcuno ha visto, qualcuno ha toccato con mano e lo testimonia. A giudicare però dalla velocità con cui la notizia è scesa e poi sparita nelle home page dei quotidiani, si direbbe che non ce ne importi molto. Siamo sensibili ormai, almeno per un po’, a quello che si vede sullo schermo dello smartphone.

Di Alan Kurdi, il bambino siriano affogato in un naufragio di migranti, c’era almeno la foto sul web. Del bambino di cui parliamo no. Non un’immagine, qualcosa che ci si stampi negli occhi per il tempo di uno spot. E noi siamo diventati, si direbbe, incapaci di immaginazione. Eppure chiunque ha un figlio o un nipote può capire cos’è avere un bambino di un anno fra le braccia di notte, all’aperto, al freddo; e sentirne la fronte che si fa calda e poi bollente, e non avere nulla, un antifebbrile, un antibiotico, niente. Che incubo, direbbe qualsiasi genitore, al solo pensiero.

Era un figlio. È un figlio. Sapete, quando sono grandi come bambolotti, quattro denti appena che si vedono quando la bocca si schiude in un sorriso. Sapete, quando traballano incerti e fieri nei primi passi, stretti alla nostra mano. Uno sforzo, minimo, di immaginazione e d’immedesimazione: non lo vedete? Era un figlio, è un figlio. Proprio come i nostri». Proprio come Gesù, il figlio del Dio vivente, di Maria e Giuseppe. Facciamogli posto nel nostro cuore, nella nostra famiglia, nella nostra casa. Dinanzi alla bontà di Dio non facciamo la figura di gente avara che, oggi come ieri, si giustifica dicendo “Non c’è posto per te e per i tuoi genitori: andatevene altrove!”

Buon Natale di cuore!

don Cristiano con padre Marino

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