Solennità di Cristo Re dell'Universo

Immagine dell'Editoriale del parroco Solennità di Cristo Re dell'Universo
Domenica, 25 Novembre, 2012

Al centro Cristo nostra priorità assoluta

La Chiesa oggi, celebrando la festa di Cristo Re dell'Universo, chiude un altro anno liturgico, ossia il tempo datoci da Dio come pellegrinaggio verso il Cielo in compagnia di Gesù, che è il solo senso della vita, ed il traguardo.

Così parla l'Apocalisse (1,5-8): "Gesù Cristo, è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a Lui la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che Lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno il petto per lui.

Sì! Amen. Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente".

Il Vangelo di oggi ci presenta Cristo Re dell'universo, Colui da cui e per cui tutto esiste, anche noi, nel momento in cui davanti a Pilato proclama senza sottintesi la sua sovranità. Si era fatto arrestare nell'Orto degli Ulivi, come fosse il più debole, anche se il più innocente: l'unica cosa che gli si attribuiva era la verità della sua identità: "Figlio di Dio".

Come il più debole degli uomini si lascia processare; subisce gli oltraggi della flagellazione; passa la notte come un pupazzo da divertimento; viene umiliato fino all'abisso delle umiliazioni; coronato per burla re e, in quel modo in cui non c'era più dignità di uomo, presentato a Pilato per il giudizio.

Gesù nella sua vita ha scelto sempre di essere l'ultimo, il più povero, Colui che cerca di innalzare l'uomo, fino a farlo centro del suo amore. Lui ha voluto e vuole essere tra di noi, non per imporre un potere, ma per amarci.

Lui sapeva e sa che l'amore non può mai essere un trionfo o un giogo sull'uomo, ma l'amore è un sacrificarsi perché lo schiavo sia libero, chi è debole sia forte, chi soffre trovi la gioia, chi si sente emarginato cammini con Lui nel mezzo della strada, chi si crede disprezzato in Lui trovi stima e grandezza, chi si sente come perso ritrovi la via, chi si sente senza importanza, trovi in Lui la vera importanza, chi si sente nessuno in Lui sia tutto.

Cristo ci aiuta non con la sua onnipotenza, ma con la forza della sua sofferenza.
Ci attrae il suo spirito di espiazione per i fratelli.

E per ottenere questa regalità occorreva ed occorre farsi servo, ossia mettersi un grembiule ed avere la gioia di lavare i piedi dei fratelli. "Io non sono venuto per essere servito, ma per servire" aveva detto nell'ultima cena agli apostoli. E sulla croce fecero bene a mettere "Gesù Nazareno re dei Giudei". Perché è da lì, dal farsi nulla, che l'amore lo fa nostro Salvatore, il nostro supremo benefattore, il nostro liberatore. Cristo ci è necessario per essere uomini degni e veri nell'ordine temporale e uomini salvati ed elevati nell'ordine soprannaturale".

La vergine Maria, l'Immacolata, ci aiuti a vivere quest'anno della fede, rimettendo al centro della nostra vita Gesù Cristo, nostra priorità assoluta.

(Alessio don Severino)

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