Una pace disarmata!
Carissimi,
questo 2026 è iniziato senza non poca apprensione per quanto sta succedendo nel mondo: l’utilizzo indiscriminato della forza delle armi come principio della convivenza umana. Come cristiani possiamo accettare inermi che la violenza intacchi e corrompi le relazioni tra noi e tra i popoli? Possiamo accettare di rinchiuderci nelle nostre case immaginando di salvarci da soli? Possiamo ritenere che il mondo migliori da sé senza il nostro piccolo ma prezioso contributo? Proviamo a riconsiderare i valori evangelici in cui crediamo, uniamoci in ogni sforzo educativo per le nuove generazioni, abitiamo e partecipiamo alla vita del nostro quartiere e soprattutto preghiamo perché l’amore di Dio, anche mediante la nostra testimonianza di vita sobria e mite, possa essere accolto dalle persone tronfie della loro superbia.
Meditiamo questo stralcio di papa Leone XIV° tratto dal suo messaggio per il mese della pace: «Una pace disarmata. Poco prima di essere catturato, in un momento di intensa confidenza, Gesù disse a quelli che erano con Lui: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». E subito aggiunse: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). Il turbamento e il timore potevano riguardare, certo, la violenza che si sarebbe presto abbattuta su di Lui. Più profondamente, i Vangeli non nascondono che a sconcertare i discepoli fu la sua risposta non violenta: una via che tutti, Pietro per primo, gli contestarono, ma sulla quale fino all’ultimo il Maestro chiese di seguirlo. La via di Gesù continua a essere motivo di turbamento e di timore. E Lui ripete con fermezza a chi vorrebbe difenderlo: «Rimetti la spada nel fodero» (Gv 18,11; cfr Mt 26,52). La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. La grande parabola del giudizio universale invita tutti i cristiani ad agire con misericordia in questa consapevolezza (cfr Mt 25,31-46). E nel farlo, essi troveranno al loro fianco fratelli e sorelle che, per vie diverse, hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono interiormente liberati dall’inganno della violenza».
Dal 18 al 25 gennaio, la Chiesa propone anche la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, cattolici, ortodossi, protestanti, accogliendo l’invito di Gesù rivolto al Padre: «Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato» (Gv 17,20).
Mamma Carolina e famiglia Betetto ringraziano di cuore quanti hanno elargito donazioni a favore della Città della Speranza (euro 770,00) in occasione del saluto cristiano della piccola Azzurra. Infine, chiedo cortesemente di lasciare liberi i due spazi a sinistra del piazzale della chiesa, riservati alle auto che conducono persone diversamente abili (come indicato dai due cartelli), in modo da favorire serenamente per queste ultime il facile accesso alle celebrazioni eucaristiche o alla preghiera personale!
Buon anno nel Signore! don Cristiano