Solennità della Natività di S. Giovanni Battista

Giovedì, 24 Giugno, 2010

…E tu, Giovanni,…profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade. (Dal Benedictus)

La nostra vita: esperienza di un incontro, dell’Incontro. IncontrarLo, soprattutto lasciarsi incontrare.

Come a Giovanni ci sia data la gioia dell’incontro e la lieta, coraggiosa responsabilità d’additarlo presente in questa nostra storia. Buona solennità!

fGv

A seguire, una riflessione di f. Enzo Bianchi, Priore di Bose.

Giovanni è la lampada preparata per il Messia (cf. Sal 132,17; Gv 5,35); è il maestro di Gesù, che lo segue come discepolo eppure «gli è passato avanti perché era prima di lui» (cf. Gv 1,15.30), «più forte di lui» (cf. Lc 3,16); è l’amico di Gesù, Sposo veniente (cf. Gv 3,29)… Potremmo affermare che il vangelo è la storia simultanea di profezia e compimento: Giovanni e Gesù, con la loro profondissima singolarità e la loro specifica chiamata, sono abitati da una sostanziale unanimità nel perseguire i disegni di Dio, dalla stessa risolutezza a servizio del Regno. [...]

Giovanni è un uomo che solo Dio poteva dare a Israele. All’origine della sua vicenda c’è una donna sterile e anziana, Elisabetta, e c’è un padre nel tempio, anche lui avanti negli anni: sono i poveri del Signore, «giusti davanti a Dio, irreprensibili in tutte le leggi del Signore» (Lc 1,6), «l’umile resto» che confida solo in Dio (cf. Sof 3,13), e proprio a loro Dio si rivolge per compiere il suo disegno di salvezza. Nulla può condizionare la scelta di Dio, né questa può essere ostacolata da limiti umani come la vecchiaia e la sterilità: essa chiede solo che si predisponga tutto con fede. [...]

Quando poi viene al mondo, ecco il nome che fissa per lui la vocazione e missione, nome datogli da Dio tramite il suo messaggero: Jochanan, cioè «il Signore fa grazia». I testimoni di questa nascita sono ricolmi di gioia: «i vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in Elisabetta la sua misericordia, e si rallegravano con lei»; suo padre Zaccaria, impossibilitato a invocare la benedizione sul popolo al termine della liturgia al tempio (cf. Lc1,22), ora loda Dio avendo riconosciuto il suo intervento, e scioglie il canto messianico del  Benedictus.

(E. Bianchi)

…essere “amico di Gesù”, onorato d’esserGli testimone!