Inesperienze e Conseguenze...

 

 

 

Scherzando sul diluvio, si (S)parlava simpaticamente di Agesci. Beh, spero nessuno ce l'avrà a male per un po' di sana competizione tra ACR e gruppi scout. Dicevo giorni fa alla simpatica animatrice Silvia, che avevo pure io qualcosa da dire sul tema. E capireste cosa intendevo, se aveste letto i giornali di questi giorni. Un argomento che ci costringe, purtroppo, a tornare tutti più seri.

Saranno infatti sentiti dai carabinieri di Treviso gli scout che hanno perso il loro compagno sedicenne Jacopo, precipitato mortalmente in un canalone della Val Bona in comune di Ospitale di Cadore. Quando i ragazzi si sono trovati davanti una slavina ghiacciata che ostruiva il sentiero, hanno cercato di superarla con un semplice cordino. In quattro sono riusciti in qualche modo a passare di là costruendosi degli scalini con un’accetta (!), ma il primo tirato con il cordino (!), è scivolato nel canalino perdendo la vita. La Procura vuole giustamente ora accertare se quel campo invernale a 1300 metri di quota fosse stato affrontato con la dovuta preparazione e l’adeguata attrezzatura. Al momento non ci sono ancora indagati, anche se l’attenzione si concentra sulle due guide, entrambi di 23 anni. A quattro giorni dalla disgrazia, intanto, emergono nuovi particolari. Una delle guide avrebbe tentato di scendere nel canalone per soccorrere Jacopo ma sarebbe lui stesso rimasto ostaggio dell’impervietà della zona, riuscendo infine a risalire solo grazie al Soccorso alpino. Fin qui la cronaca, in sintesi, di quanto accaduto pochi giorni fa.

Ora, ditemi, chi dovrebbero "ringraziare" i genitori di questo povero ragazzino per quanto accaduto? Non possiamo che esser rattristati da queste notizie, che ogni anno continuiamo però a leggere come se non si imparasse nulla dagli errori degli altri. Premetto che chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Ma gli incidenti pare accadano sempre con le stesse dinamiche e per le medesime cause. Ed è scontato visto che secondo certi animatori e/o accompagnatori, basta poco per andare in alta montagna. Un paio di scarponi, un bastone, un maglione. Ecco l'equipaggiamento usato da quegli scout, da quel che ho letto sui giornali: zaini pesantissimi, scarpe leggere da montagna, un cordino da ferramenta. Il Club Alpino locale, pare avesse sconsigliato l'escursione con quelle condizioni e con quel gruppo numeroso. Ragazzi, la montagna è una cosa maledettamente seria, non un parco giochi del fine settimana e chi accompagna dei ragazzi inesperti deve ben saperlo ed esser tecnicamente un po' preparato per saper supportare chi non lo è. Ripeto, è un ambiente duro in cui davvero nulla si improvvisa…pena qualche guaio. Anche serio, purtroppo. Non basta lo spirito e la preghiera per attrraversare sicuri una colata di neve dura che finisce nel vuoto. E a 23 anni, dico io, bisogna aver già maturato un po' di esperienza, responsabilità e prudenza se si vuole accompagnare dei ragazzini in montagna. Clima e condizioni sono molto mutevoli in quota e possono richiedere equipaggiamento ed esperienza per esser affrontati in sicurezza. Ma se ogni anno ci sono morti nelle escursioni (non solo con le gite scout, ma in anche in altri ambiti come le parrocchie, le associazioni cittadine, ecc), io dico che qualcosa che non va bene ci deve pur essere…per primo, la incapacità di saper rinunciare quando serve. Saper rinunciare, talvolta, è un atto di coraggio di cui non ci si deve vergognare. Questo in montagna, come nella vita.

A voi lo spunto per una riflessione, un velo di tristezza resta. 

Andrea